Pan e Dafne.jpg,Hermes Loghios.jpg,Busto colossale di Antino.jpg

La Collezione Boncompagni Ludovisi

dal 05/12/1992 al 30/04/1993

Sarà inaugurata il prossimo 3 dicembre una mostra-evento presso le sale del Palazzo Ruspoli in Roma, sede della Fondazione Memmo: "La collezione Boncompagni Ludovisi: Algardi, Bernini e la fortuna dell'Antico".
La mostra, promossa dalla Soprintendenza Archeologica di Roma e dalla Fondazione Memmo, presenta alcuni tra i più straordinari pezzi della collezione Boncompagni Ludovisi, la cui nuova sede, nel riordinamento del Muso Nazionale Romano, sarà presso il Palazzo Altemps. Celebrata e resa famosa dalla varietà e dalla bellezza dei gruppi scultorei d'arte antica che la compongono, la collezione viene proposta in un'ampia e accurata selezione di opere.
La scelta è stata operata in base al taglio tematico dell'esposizione che intende porre l'accento sulla fortuna della raccolta e sull'influsso che esercitò su artisti di grande fama quali Algardi e Bernini, Buzzi e Rondoni, chiamati ad eseguire i restauri.

A partire della metà del Cinquecento, infatti le collezioni d'arte antica erano formate da opere allo stato frammentario ed i collezionisti cominciarono a richiedere, con sempre maggiore frequenza, interventi integrativi. Sotto questo aspetto la collezione Boncompagni Ludovisi rappresenta un unicum di estremo interesse.
All'interno della mostra, oltre allo spettacolare ingresso che riprodurrà alcuni scorci del giardino Ludovisi, è previsto un percorso didattico che porrà l'accento sulla fortuna della Collezione nel corso dei secoli e attraverso l'esposizione di disegni, stampe, dipinti, ed arti minori, illustrerà l'influsso da essa esercitato nell'ambito della cultura europea.
Tutte le opere della Collezione Ludovisi sono state restaurate negli ultimi anni dalla Soprintendenza Archeologica di Roma; venticinque di queste sono state, ora sottoposte a nuova pulitura ed a interventi per la presentazione in questa mostre grazie anche al concorso della Fondazione Memmo. Citiamo tra questi: Asclepio, Dadoforo, L'Ares, Dioniso, Il Guerriero, Pan e Ninfa, la Venere che si strizza i capelli, Ragazzo che strozza l'oca.
Oltre ai 25 capolavori della collezione, sono presenti dipinti, incisioni, oggetti, alcuni ritratti del Batoni in cui compare, sullo sfondo, l'"Ares" restaurato di Bernini, disegni provenienti da Windsor, Eton College e da altri musei europei, riproduzione di piccolo formato di terracotta e bronzo, impronte di gemme che ne documentano la fortuna.

La storia della collezione
Tra il 1621 e il 1623, durante il pontificato di Alessandro Ludovisi, papa Gregorio XV, il nipote cardinale Ludovico, riuscì ad accumulare enormi ricchezze, comperò vari palazzi e iniziò a raccogliere i pezzi di quella che divenne una delle più straordinarie raccolte d'arte antica.
Costituitasi grazie ai ritrovamenti fatti nelle vigne di proprietà Ludovisi e all'acquisizione di opere provenienti da altre collezioni quali, tra le altre, la Cesi e la Cesarini, venne - per volere dello stesso cardinale - sistemata nel palazzo Grande, nel casino dell'Aurora e in quello Capponi e nel giardino della splendida villa presso Porta Pinciana.
Dopo la morte del cardinale Ludovico, avvenuta nel 1632, il patrimonio passò al fratello Niccolò, che sposò in terze nozze Costanza Pamphilj, nipote di Innocenzo X.
Il figlio Giambattista nel 1665 cominciò la dispersione della collezione, che comprendeva oltre alle sculture anche quadri di grande valore. Alla sua morte divenne erede della proprietà la sorella Ippolita, ultima ad abitare nella villa, la quale sposò Gregorio Boncompagni, che unendo i titoli nobiliari divenne Gregorio I Boncompagni Ludovisi.
Nel 1820 la collezione venne vincolata allo Stato Pontificio, e, tra il 1825 e il 1851, il principe Luigi Boncompagni Ludovisi e il figlio Antonio la arricchirono con nuove acquisizioni.
Agli inizi di questo secolo gli eredi ne decisero la vendita: una parte fu acquistata dallo Stato mentre il resto finì nel mercato antiquario.
Trasferito nel Museo Nazionale Romano nel 1913, il nucleo di sculture di proprietà dello Stato fu collocato nel chiostro piccolo che da allora prese il nome di chiostro Ludovisi.